L’avvento dell’economia digitale ha rivoluzionato numerosi aspetti del mondo degli affari e il transfer pricing non fa eccezione. In un contesto in repentina evoluzione, le aziende affrontano sfide uniche e complesse nel definire e applicare politiche di transfer pricing.

Una delle trasformazioni più rilevanti nell’ambito del transfer pricing è legata all’identificazione e alla valutazione di asset non tangibili quali dati, algoritmi e infrastrutture digitali. In un’epoca in cui i dati sono equiparati a una risorsa preziosa, è fondamentale assegnare un valore adeguato a tali beni. Le imprese operanti nel settore digitale producono frequentemente vasti volumi di dati, il cui valore, pur essendo difficile da stimare, riveste un’importanza basilare. La sfida maggiore si pone nel fissare prezzi di trasferimento congrui per queste risorse immateriali, spesso prive di equivalenti sul mercato.

Inoltre, l’economia digitale sfida il principio tradizionale di stabilità geografica nelle operazioni commerciali. Le aziende digitali possono facilmente superare i confini nazionali, servendo clienti globali senza una presenza fisica significativa in molti paesi. Ciò solleva dubbi su come assegnare i guadagni e i ricavi tra varie giurisdizioni, un tema particolarmente intricato nel caso di nazioni con normative fiscali distinte.

La presenza digitale ha anche introdotto nuovi modelli di business, come le piattaforme di intermediazione online e i servizi cloud, che sfidano i tradizionali metodi di transfer pricing. Questi modelli di business spesso si basano su interazioni complesse e sinergie tra diverse entità all’interno di un gruppo, rendendo difficile determinare quale entità aggiunga più valore e come dovrebbero essere distribuiti i profitti.

In risposta a questi cambiamenti, le autorità fiscali e gli organismi internazionali, come l’OCSE, stanno aggiornando le loro linee guida sul transfer pricing. Stanno cercando di affrontare questi nuovi problemi, introducendo regole e approcci che considerano le particolarità dell’economia digitale. Tuttavia, il ritmo veloce dell’innovazione tecnologica e il carattere globale del commercio digitale continuano a presentare sfide significative.

Nello specifico le linee guida dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sul transfer pricing, nell’ambito dell’economia digitale, sono focalizzate sull’assicurare che le transazioni tra parti correlate di aziende multinazionali siano effettuate a prezzi di mercato, ossia secondo il principio del “full arm’s length”. Nell’economia digitale, la valutazione degli intangibles come dati, software, e proprietà intellettuale diventa cruciale. Le linee guida OCSE forniscono framework per valutare questi asset, considerando fattori come lo sviluppo, l’enhancement, la manutenzione, la protezione, e l’esploitation (DEMPE) di intangibles.

In conclusione, l’economia digitale ha trasformato il panorama del transfer pricing, introducendo nuove complessità e sfide. Per le aziende che operano in questo spazio, adeguarsi a tali nuove realtà è essenziale per garantire la conformità e ottimizzare le strategie fiscali in un ambiente sempre più sotto l’attenzione delle autorità fiscali globali.

Ultimamente l’argomento è oggetto di numerose pubblicazioni su riviste specializzate e volumi che esplorano le metodologie e le sfide nella valutazione degli asset intangibili nel contesto del transfer pricing internazionale. Gli autori in questione analizzano come i diritti d’autore, i brevetti, i marchi commerciali e altri intangibles vengano valutati e gestiti tra le diverse entità di un’azienda multinazionale.

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dott. Mario Clericuzio – Dottore Commercialista e Revisore Legale